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METEO Albenga

Albenga e le sue frazioni

La città di Albenga possiede 6 frazioni:

CAMPOCHIESA: Tipico borgo a schema lineare, Campochiesa è posta sulla dolce dorsale di una delle colline che delimitano la pianura, testimonianze di uno degli ultimi innalzamenti del suolo in era plioquaternaria. Essa venne fondata dai Templari nella prima metà del XII secolo.
Dopo che i crociati albenganesi concorsero all’espugnazione di Gerusalemme, le navi ingaune percorsero sempre più frequentemente le rotte del Medio Oriente. I ricchi traffici ed i rapporti diplomatici furono l’occasione per la venuta dei Templari in terra Ingauna.
Questi acquistarono un esteso campo con polla d’acqua sorgiva, situato sul fianco sud di un poggio coltivato a vigneto e frutteto, circondato da fitti boschi di quercie e pini; la posizione era salubre, soleggiata e non lontano dalla Città di Albenga. In quel campo costruirono una Chiesa volta ad occidente, fecero una piazza e sul lato nord della stessa, a pochi passi dalla chiesa eressero un grande edificio che destinarono quale Magione dell’Ordine.
L’Ordine monastico cavalleresco dei Templari imponeva, fra l’altro, anche il voto di protezione dei pellegrini diretti in Terrasanta. Col fine di adempiere a questo voto l’Ordine acquistò, in regione Pratis delle Campore un appezzamento di terreno confinante con la Via Julia-Augusta; quel sito venne acquistato perchè in esso sorgeva l’abside di una antica chiesa di età bizantino-longobarda diroccata.
I Templari in breve tempo costruirono una chiesa dedicandola a San Calocero ed in essa ospitarono i pellegrini. Il sito ov’erano sorti la prima chiesa e la Magione del tempio assunse la denominazione di CAMPUS ECCLESIAE ovvero Campochiesa. In pochi anni intorno alla Magione sorsero abitazioni di coloni ed addetti al tempio.
Nell’anno 1171, con l’avvento al soglio vescovile di Albenga di Monsignor Lanterius I, proveniente da una famiglia di Campochiesa, nel terreno posto tra la chiesa di San Calocero e la Via Julia-Augusta, venne aperto un luogo di sepoltura per gli abitanti del paese e per i pellegrini. San Calocero de Pratis in seguito divenne San Giorgio di Campochiesa ed ancor ora a distanza di oltre 800 anni è destinato a chiesa cimiteriale del paese.
Campochiesa fino al 1926 fu libero comune autonomo ed il suo territorio conteneva le frazioni di Salea, Torre Pernice e San Giorgio; la Casa Comunale venne costruita sull’antica piazza della chiesa, a fronte della Magione del Tempio. Sui ruderi della chiesa templare venne eretta la chiesa dei SS. Sebastiano e Fabiano parrocchia del paese. Sulle rovine della Magione del Tempio venne costruito il Palazzo della Piazza ancora in proprietà agli eredi di una antica famiglia campochiesina; il terreno che Adelasia moglie di Oddo Basso vendette per 6 libbre a Robaldo Maraboto il 13 maggio 1179 è ancora adibito a giardino del Palazzo e confina tutt’ora con gli eredi di Gandulfus Lanterius; il terreno al di la della Piazza antistante il Palazzo si chiama ancora Horti Clausi. La Casa Comunale venne sopraelevata nel 1932 ed adibita a scuola elementare.

Da segnalare oltre il paese a circa due chilometri Morteo, antico nucleo rurale disabitato dal 1571, del quale restano pochi ruderi ed una cappella.

(testi di Danilo Sandigliano)

BASTIA: Di fronte a Leca, oltre il Neva, è Bastia, arroccata su una dorsale collinare. L’abitato si è sviluppato a schema lineare su di un preesistente nucleo rurale in seguito alla costruzione della bastita nel 1295 che diede il nome al nuovo borgo.
Di rilievo sono i resti dell’antica fortificazione del comune di Albenga oggi inglobati in villa Anfossi e la chiesa di Santo Stefano in Massaro lungo la strada che costeggiando il torrente Neva porta a Cenesi.

LUSIGNANO:  Il lembo di pianura stretto tra l’alveo torrentizio e le propaggini delle ripide colline che delimitano la Piana a meridione, ha ancora utilizzo agricolo e qui si incontra Lusignano.
L’abitato a villa, si sviluppa lungo la dorsale collinare con un impianto piuttosto articolato, probabile testimonianza di una origine più antica rispetto alle altre ville della piana.
Da segnalare nella parte bassa del paese la parrocchiale del secolo XVII e lungo la strada per la città la più singolare delle ville della piana: la villa Prospera , con un interessante portale a grottesca in bugnato rustico cavalcato dall’Omu Grossu, una grande figura antropomorfa che ancora riesce a destare tutto lo stupore dell’arte barocca.

SALEA:  Proseguendo lungo la strada da Campochiesa verso la val Neva si giunge a Salea, articolata in nuclei sparsi disposti su una dorsale collinare alle pendici del monte Pesalto.
La planimetria a schema aperto del borgo è caratteristica dell’insediamento agricolo a villa, disposto sugli ultimi rilievi della piana, lontano dagli acquitrini malarici.
Da segnalare isolata, a monte del paese lungo la mulattiera che porta a pizzo Ceresa, è la seicentesca parrocchiale dei Santi Giacomo e Filippo.

LECA: E’ forse il più tipico agglomerato a villa della Piana, sviluppatosi in relazione alla presenza di aziende agricole legate alle case di villeggiatura delle più ricche famiglie cittadine.
Da segnalare villa D’Aste, posta all’inizio del paese, con torre cinquecentesca.
Proseguendo lungo l’antica via per Albenga, si trova la vecchia parrocchiale di Leca Santa Maria del Bossero, così chiamata per la presenza di un grande esemplare di bosso, situata nei pressi del cimitero di Albenga, opera neoclassica realizzata tra il 1886 e il 1893.

SAN FEDELE: E’ forse il più tipico agglomerato a villa della Piana, sviluppatosi in relazione alla presenza di aziende agricole legate alle case di villeggiatura delle più ricche famiglie cittadine.
Da segnalare villa D’Aste, posta all’inizio del paese, con torre cinquecentesca. Proseguendo lungo l’antica via per Albenga, si trova la vecchia parrocchiale di Leca Santa Maria del Bossero, così chiamata per la presenza di un grande esemplare di bosso, situata nei pressi del cimitero di Albenga, opera neoclassica realizzata tra il 1886 e il 1893.

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