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I quartieri sono l'elemento essenziale
della topografia interna e della organizzazione di Albenga
nel medioevo. Nati come baluardo nella difesa contro il nemico,
con il fiorire della vita comunale assunsero un'importanza
ancora maggiore, testimonianza ne sono gli Statuti del 1288,
dai quali risulta una amministrazione interamente basata sulla
suddivisione della città in quartieri sotto il profilo
economico ed amministrativo.
La suddivisione in quartieri ai fini amministrativi non era limitata alla sola
città, ma si proiettava idealmente sul territorio comunale, diviso in
quattro porzioni aggregate ciascuna al quartiere cui faceva capo geograficamente.
Tale suddivisione, utilizzata soprattutto ai fini della ripartizione del carico
delle imposte, dell'effettuazione del servizio militare e dell'esecuzione di
lavori pubblici, ci conferma anche per Albenga un ordinamento, tipico dell'età comunale,
ma che si fa risalire come per altre città, all'epoca longobardo-franca. Secondo la tradizione, il confine tra i quartieri segue l'antico decumano massimo
(via E. D'Aste, via B. Ricci, via B.E. Maineri), tagliato trasversalmente da
una linea passante nella piazza S. Michele.
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I QUARTIERI
DEL CENTRO STORICO
Quartiere di Torlaro
Quartiere di Santa Maria
Quartiere di San Siro
Quartiere di Santa Eulalia
I QUARTIERI FUORI LE MURA
Quartiere di Pontelungo
Quartiere della Marina
Quartiere di Vadino |
| IL QUARTIERE DI
TORLARO O DI S. GIOVANNI
Prende
il nome dalla seicentesca porta Torlaro (o Torlata
da Turris Lata la torre della cinta muraria, da secoli scomparsa).
L'edificio più notevole, oggi in disuso, è il Convento e
chiesa di S. Domenico, nella piazzetta omonima. Da piazza Girolamo Rossi
si può ammirare la facciata di un edificio trecentesco con portali gotici
e murature laterizie con due piani di bifore in gran parte conservati. |
IL QUARTIERE DI
S. MARIA
Da
il nome a questo quartiere la chiesa di Santa Maria In
Fontibus posta proprio di fronte alla Torre Cazzulini.
La chiesa è interessante soprattutto per il portale
del XIV secolo, tutto in pietra con stromabatura ornata di
più colonne e, nella nicchia sovrapposta, una statua
in marmo della Vergine. A lato della chiesa si possono notare altre case medioevali, costituenti la parte
laterale del Palazzo Borea Ricci con saloni decorati e soffiiti in legno. |
IL QUARTIERE DI
S. SIRO
Come
gli altri quartieri trae origine nel nome da una chiesa
di remota origine intotalata a S. Siro posta originariamente
nell'omonima piazzetta. Da segnalare la casa Fieschi Ricci (XII-XIV sec.), la casa D'Aste-Basso (sec.
XIV) ambedue con ampia loggia al piano terreno, le due case D'Aste Rolandi in
via B. Ricci. |
IL QUARTIERE DI
S. EULALIA
Il
suo nome trae origine da una chiesa di remote origini che si
trovava nelle adiacenze di palazzo Oddo e presso la Porta di
S. Eulalia o Porta del Pertugio, tuttora esistente allo sbocco
di via Gian Maria Oddo sul Lungocenta. In questa parte della città il reticolato delle strade di origine romana è perfettamente
conservato, ai due lati della odierna via Roma, che è uno degli antichi
decumani, parallelo a quello principale. Di rilievo da segnalare il Palazzo D'Aste, il Palazzo Peloso Cepolla, la Torre
Rolandi. |
IL QUARTIERE DI PONTELUNGO
Uscendo
dal centro storico e percorrendo la via d'accesso orientale alla
ciità si trova il quartiere di Pontelungo formatosi come
borgo, probabilmente di malafama, detto "Malburghetus", durante
il periodo di espansione demografica del XI e XII secolo. Esso prende il nome dal ponte di 150 metri con 10 arcate in
pietra di Cisano, risalente probabilmente al secolo XIII testimone della posizione
dell'antico alveo del Centa, o almeno di un ramo di esso. A controllo del ponte,
passaggio obbligato per l'accesso alla città da
oriente, sorse nel Medioevo un monastero di frati ponterii formato
da chiesa ed hospitale per i viandanti, oggi scomparso. Di fronte all'antico monastero fu costruito nel 1722 il santuario di
Nostra Signora di Pontelungo; all'interno sull'altare in marmo del 1796
opera di Giovanni Barabino, si conserva un trittico del 1502 dipinto dal genovese
Giovanni Barbagelata, proveniente dalla precedente chiesa. Di rilievo anche i
resti della basilica cemeteriale paleocristiana
di San Vittore, venuti alla luce nel 1955, testimoni dello stretto
legame che vi era in quel tempo tra le diocesi ingauna ed ambrosiana. |
IL QUARTIERE DELLA
MARINA
Con
la deviazione del Centa, nel secolo XIII, si andò rapidamente
colmando l'insenatura che probabilmente ospitava il porto;
su questa nuova terraferma in espansione sorsero in breve
tempo le abitazioni dei pescatori e il mercato del pesce.
L'antica via alla marina è individuabile oggi dall'alberato
viale Martiri
dell Libertà. A partire dagli anni 30, con la realizzazione della nuova
stazione ferroviaria (1937), furono progressivamente edificati i terreni limitrofi
a viale Martiri
e prese impulso l'edilizia lungo viale Italia che conduce alle spiagge. Da vedere senzaltro il Fortino, situato in piazza Europa. Il
bastione, a pianta quadrata con guardiole angolari, fu eretto nel 1566 dalla
Repubblica di Genova a difesa del litorale, sostituendo le funzioni del castello
di Porta Marina che fu dismesso. Proseguendo verso il mare e verso la foce del Centa è possibile giungere
nell'ambiente singolare del parco Foce dove la vegetazione riparia a canneto
e boschetti di pioppo ed ontani neri offre riparo e rifugio per molte specie
di uccelli tra cui la folaga. |
IL QUARTIERE DI VADINO
Il
quartiere di Vadino occupa la piccola piana alluvionale che si
estende a destra del Centa ai piedi della collina del Monte.
La zona, fino ai primi decenni del Novecento, era ricoperta da
orti
e vigneti ed era attraversata dal rio Avarenna. La strada
per Alassio passava allora più a
monte, ai piedi della collina, favorendo quindi l'utilizzo agricolo dell'intero
lembo di pianura esposta a Sud-Ovest e riparata dai venti freddi settentrionali. Di rilievo il convento di San Bernardino in posizione leggermente
rialzata. Il complesso conventuale, alla metà del secolo XIX trasformato
in caserma, carcere ed abitazioni private, è stato negli ultimi decenni
restaurato e riaperto al culto; Albenga ha così riacquistato l'unico monastero
quattrocentesco della città oggi visibile nelle sue forme originarie. Esso fu fondato dai Minori Osservanti nel 1466 e dedicato a San Bernardino da
Siena
alcuni anni dopo il suo passaggio in città. Le linee della sua facciata
suggeriscono influenze padane, mentre l'interno, a navata unica con coro rettangolare
e cappelle sul lato sinistro, era in origine
quasi interamente ricoperto di affreschi dei fratelli Matteo e Tommaso Biazaci
da Busca, che qui operarono tra il 1474 e il 1483. Il chiosco adiacente è da
considerarsi il primo esempio in forme rinascimentali
in Albenga. |
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